Canzone per un’amica (ascoltando rimembro)
E la mente s’accese
di disillusione quella notte,
d’incanto le tristi note
riempirono la stanza,
e mi parve d’ascoltare
la voce, struggente, di Augusto
giungere dall’aldilà
e intonare la ballata,
dedicata a un’amica.
Lunga e diritta era la strada
appena fuori di casa,
la dolce estate era finita
ma il caldo aveva invaso l’autunno;
anche tu come lei
non potevi sapere
che quella sera
Dio forse non c’era.
Non saprò mai
se hai provato dolore
nell’attimo dello schianto fatale;
voglio pensare che la vita
fuggì via in un attimo breve,
senza farti soffrire.
Ricordo che mi sorridesti
quando uscisti di casa,
così io ti voglio ricordare
e così ti vorrei ritrovare:
sorridente come lo fosti
nella tua felice, breve,
intensa stagione.
Voglio pensare,
voglio credere
che ancora tu vivi
dentro il mio cuore…
e che sia la tua mano
a scrivere queste parole.
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Figlia mia
«Figlia mia,
quanto t’ho amato non sai!»
urlo d’allora al vento
o ad un altrove immenso.
Ventisette anni
possono anche esser molti:
certamente il tuo cane non li ha raggiunti.
Ma per un figlio sono l’inizio dell’avventura,
e per un padre una prova troppo dura
l’aggrapparsi al legno di una bara
e urlare a squarciagola:
«Figlia mia,
quanto t’ho amato non sai!»
Nove anni
possono sembrare pochi,
neanche a quelli giunse il tuo Flea
… chissà se ora è lì con te.
Ma per te che non li hai vissuti
per me che li ho perduti,
per noi non sono nulla.
Il tempo si è fermato
assieme al tuo cuore
nel momento dello schianto
se ora come allora
urla un ugual dolore:
«Figlia mia,
quanto t’ho amato non sai!»
Nota dell'autore: nove anni, oltre a quelli che non raggiunse il suo cane, Flea, si riferiscono al tempo trascorso dalla tragedia al giorno che scrissi la poesia.